se per un istante mi lascio prendere dalla gioia di avere addosso la giacca più bella e calda di ogni altro inverno subito arrivano ad insidiarmi piccoli iceberg con mani e piedi che vogliono portarmela via per poi saltarmi addosso e seppellirmi sotto una montagna di grattachecca al gusto di sangue. in prima linea ci sono le mie paure ma, mischiate tra loro, si muovono presenze reali, mezza bocca sorriso, mezza canini sporgenti. il mio equilibrio poi, non ne parliamo. stai vivendo un equilibrio precario, canta colei che un tempo chiamavo affettuosamente la cantantessa. ma fatti i cazzi tuoi, dico io, ora. l'equilibrio, questo sconosciuto. non sono forte come una roccia, figuriamoci poi se posso essere delicata come un fiore che sboccia con tutti quei petali che mi cadono dalla bocca il più delle volte. parolacce, certo, per le bestemmie ci stiamo attrezzando, parafrasando qualcuno che però parlava di miracoli. ma comunque. l'equilibrio è un'arma a doppio taglio. se la fune diventa un'asse ecco che hai perso il brivido. se la fune si riduce ad un filo di lana non hai proprio più nulla a cui aggrapparti. bisogna valutare bene lo spessore di ciò che vuoi avere sotto ai piedi. troppe sicurezze? si abbassa la guardia e ci si adagia. troppo poche? si vive nell'angoscia e si perde la lucidità. la soluzione è farsi crescere le ali.