
ho addosso un'ansia che mi taglia a fette. se lo scacciapensieri facesse il suo dovere inonderei il quartiere di suoni metallici modulati. peccato che non so neanche usarlo. un mio amico ce l'ha e più volte ha provato ad insegnarmi come si suona, ma puntualmente dalla mia bocca escono vibrazioni sorde che più che scacciare i pensieri fanno saltare i nervi. ma non si può saper fare tutto. anzi, la maggior parte delle volte sono ben poche le cose che si sanno far bene. io ad esempio sono bravissima sbucciare le carote. mica è poco. ad ogni modo, con questo peso che mi ritrovo sul diaframma, penso che la cosa migliore da fare sia parlare dei pinguini. loro sì che hanno una vita difficile.
ieri sera, dopo aver ingurgitato un pezzo di pizza e un supplì (ed essere riuscita a far scavalcare l'entrata al restante pezzo di pizza coi fiori di zucca) che orlanta e r. mi hanno gentilemente fatto trovare al mio arrivo col turbo (vi devo ancora ridà i soldi, non mi sono scordata, sorry :), ci siamo sedute in sesta fila sala 6 del cinema madison per assistere, non senza risatine, commenti e manifestazioni di cordoglio, alla marcia dei pinguini.
non sapevo assolutamente nulla di questo film, immaginavo fosse un cartone animato stile ice age (giusto perchè sempre di gelo si parlava) e invece ci siamo trovate davanti ad un delicatissimo documentario sulle imprese di questi uccelli un po' pesci.
tralasciando la voce narrante del buon Fiorello che a viva radio due sta sicuramente più di casa, vorrei che chiunque di voi avesse intenzione di andare al cinema a vedere il suddetto movie o che comunque non ha mai nutrito interesse verso questa specie di bestiole, si soffermasse su quello che sto per dirvi.
innanzitutto sappiate che, se siete pigri come me, ne uscirete esausti per empatia, se invece avete una digestione lenta come quella di orlanta potete tranquillamente mangiare coda alla vaccinara, peperoni e sugna e riuscirete a digerire il tutto durante il primo tempo.
sti pinguini, poveri cristi, hanno una grande forza di volontà. nonostante la loro conformazione fisica li predisponga molto a sfrecciare veloci nell'acqua e poco al mero passeggio sui ghiacci, vanno a riprodursi passin passetto in un posto gelido al centro dell'antartico facendosi un mese di camminata. una volta arrivati là le femmine cominciano a litigare prendendosi a panzate e schiaffi per accaparrarsi i pochi maschi disponibili. quelle che ci riescono si mettono a fare canti e danze d'amore, si accoppiano e fanno l'uovo. le altre vi lascio immaginare quanto rosicano per aver fatto la scarpinata a vuoto.
ma non finisce qui. i rischi sono tanti e sempre dietro l'angolo: un marito impacciato che non riesce a mettersi l'uovo sopra le zampe, una tormentina di neve, una fochina che pare un barracuda di 130 chili, un condor viscido e zozzo che come la madre gira la testa si fionda sul povero pulcino, una pinguina depressa che siccome le è morto il pulcino suo va a fregare quello dell'altra. il tutto condito da turni di andirivieni per andare a nutrirsi nell'oceano, prima della femmina e poi del maschio, tutti della durata di una ventina di giorni ad andare e venti a tornare. quando alla fine i pinguinetti sopravvissuti hanno raggiunto il mezzo metro d'altezza e il 60 chili di peso, genitori e figli si separano e la natura continua il suo ciclico corso.
c'è una cosa che mi sono chiesta in vari momenti del film: quando il marito non riesce a prendere l'uovo e l'uovo si spezza e si congela, la moglie non gli parla più? quando la moglie torna dalla pappata dopo due mesi di viaggio e trova il marito con un pulcino morto di freddo, porta rancore? quando il marito torna e scopre che la moglie ha perso il pulcino e il condor se l'è portato via, si incazza? non mi è parso di percepire niente di simile.
lo so, è un pensiero assurdo, l'istinto animale è ormai troppo lontano dal nostro. ma riflettere non costa niente.
la parola "terra" la parola "amore"
le parole dette piano che poi restan dentro al cuore
la parola "pane" quelle di rabbia e di dolore
e parole un po' ubriache che viaggiano da sole
la parola "si" e la parola "no"
le solite parole quelle che ci annoiano
le parole scritte con la tua calligrafia
qui dentro ad un cassetto dell'anima mia
tu scrivimi raccontami fammi vedere il mondo un po' con gli occhi tuoi
scrivimi tu come stai fammi restare un poco dentro ai giorni tuoi
la parola "mare" e la parola "sole"
le vecchie parole e parole di rivoluzione
quelle provate e riprovate ma che poi non escono
e parole che fan male e che ci cambiano
scrivimi tu dove sei voglio vedere il mondo un po' con gli occhi tuoi
raccontami tu come stai voglio restare un poco nei pensieri tuoi
e pezzi di parole tra i singhiozzi di un bambino
e parole che alla sera si appoggiano sul comodino
e quelle che restano dentro non escono e lo sai
che poi ti addormenti e forse non sono esistite mai
tu scrivimi raccontami fammi vedere il mondo un po' con gli occhi tuoi
tu scrivimi e pensami fammi restare un poco in fondo agli occhi tuoi